Una favola da “La nostra storia”

Il pesciolino d’oro.

C’era una volta un pesciolino d’oro, che un bel giorno prese i suoi sette talenti e guizzò lontano, a cercar fortuna. Non era arrivato tanto lontano che incontrò un’anguilla, che gli disse: “Psst, ehilà compare, dove te ne vai?”

“Me ne vado in cerca di fortuna”, rispose fieramente il pesciolino d’oro.

“Sei arrivato al punto giusto”, disse l’anguilla. “Per soli quattro talenti ti puoi comprare questa magnifica e velocissima pinna, grazie alla quale viaggerai a velocità doppia”.

“Oh, è un ottimo affare”, disse estasiato il pesciolino d’oro. Pagò, prese la pinna e nuotò via più velocemente di prima. Arrivò ben presto dalle parti di una grossa seppia, che lo chiamò: “Ehilà, compare, dove te ne vai?”.

“Sono partito in cerca di fortuna”, rispose il pesciolino d’oro.

“L’hai trovata, figliolo,” disse la seppia. “Per un prezzo stracciato ti posso vendere quest’elica, così viaggerai ancora più in fretta”

Il pesciolino comprò l’elica con il denaro che gli era rimasto e ripartì a velocità doppia. Arrivò ben presto davanti a un grosso squalo, che lo salutò.

“Ehilà, compare, dove te ne vai?”

“Sono in cerca di fortuna”, rispose il pesciolino d’oro.

“L’hai trovata. Prendi questa comoda scorciatoia”, disse lo squalo indicando la sua gola spalancata, “così guadagnerai un sacco di tempo”.

“Oh, grazie mille!”, esclamò il pesciolino d’oro e si infilò nelle fauci dello squalo, dove venne comodamente digerito.

Chi non sa bene cosa vuole, finisce, molto facilmente, dove non avrebbe voluto.

Da “La nostra storia”: Cantare insieme

“Cantare insieme rende parte di un tutto che crea armonia e bellezza”.

V.1- Cantare insieme.

La frase che introduce questo capitolo, compare nella home di un sito dedicato al canto corale e riassume in poche parole il fascino di questa espressione artistica. Uniformare la propria voce a quella degli altri cantori, esprimere la stessa emozione, creare insieme un’ armonia che ti avvolge e ti penetra nel cuore crea spirito di gruppo  e senso di appartenenza: in definitiva ti dà gioia e sicurezza. Proprio per questo il canto corale è sempre raccomandato come attività educativa nelle scuole, ma è altrettanto benefico per chi non è più tanto giovane e trova nel cantare un appagante momento di superamento della solitudine.

In questo senso, nell’ intento di offrire ai suoi soci un’ulteriore opportunità di espressione e di socializzazione, nel 1999, l’UTE organizzò una corale amatoriale diretta da Edda Righetto Zapparoli, ex soprano drammatico, solista di fama internazionale. Attualmente la corale è diretta dalla figlia della fondatrice, M.° Alessandra Zapparoli, che ne cura la preparazione tecnica negli incontri del mercoledì.Il coro, che oggi porta il nome della sua co-fondatrice “SOPRANO EDDA RIGHETTO”; ha ora, dopo vent’anni di attività, un ricco repertorio che spazia dalle più famose arie di musica lirica a quelle dell’ operetta, dalle più famose canzoni classiche ai brani di musica sacra.

Da “La nostra storia”: Sì viaggiare….

VII.1 – Perchè viaggiare?

L’ uomo primitivo ha praticato per molti millenni il nomadismo per necessità e, partendo dall’Africa, ha popolato il resto del mondo. Bowlby, psichiatra inglese, ha affermato che il dondolio della culla riesce a calmare e a far addormentare i neonati perchè è rimasto, nella memoria della specie, il movimento prodotto dal camminare dei genitori che li portavano sulle spalle o sul dorso, durante gli spostamenti.

Sarà vero ?

Gli si potrebbe obiettare che il neonato forse ricorda il dondolio cui era soggetto nel periodo prenatale, quando era immerso nel liquido amniotico.

E’ tuttavia certo che è rimasto nella specie umana il desiderio di viaggiare anche ora che tale desiderio non è più indotto da motivi di sopravvivenza.

Si viaggia per lavoro, per motivi religiosi, per divertimento e per conoscere genti e luoghi diversi ed è questa ultima motivazione che viene tenuta presente nelle proposte di viaggio dell’UTE…..

“La nostra storia”: un anno fa…

E’ facile comprendere perché da qualche giorno sto pubblicando stralci del libro “La nostra storia”: esso veniva stampato proprio un anno fa.

E’ il risultato di un lavoro di molti mesi di ricerca, catalogazione e selezione di documenti, foto, articoli di giornale che documentano 25 anni di storia della nostra Università della Terza Età di Erba.

E’ una storia di una piccola realtà, ma intrisa di amore per la gente, per la cultura, per la propria città; amore che ha messo in moto tutta una serie di sinergie, che hanno reso possibile la realizzazione di un sogno a lungo accarezzato.

Se quel sogno ha continuato a vivere, a crescere, a produrre frutti copiosi, lo si deve a tante persone che hanno creduto in questo progetto e si sono spese senza risparmio per realizzarn gli obiettivi.

Ora l’UTE, come tante altre associazioni, si trova di fronte a difficoltà del tutto nuove e impreviste, ma non si lascerà nulla di intentato perchè essa possa continuare a essere un punto di riferimento per i suoi tanti soci.

Nel frattempo, invito coloro, che ancora non lo hanno fatto, ad acquistare il nostro libro: sarà un modo per manifestarci la loro solidarietà.

All-focus

Da “La nostra storia” : in cerca di risposte…

I.5 – In cerca di risposte.

Era impellente la necessità di vedere cosa si stava facendo altrove. Erano già state costituite a Como e a Milano associazioni che gestivano delle Università della Terza Età e fu necessario frequentarle per conoscerne l’organizzazione e le proposte culturali.

Dai responsabili dell’UTE milanese giunsero incoraggiamenti, consigli e aiuti concreti per intraprendere l’iter burocratico e organizzativo necessario per dare vita a una nuova associazione.

Si poteva cominciare a coinvolgere le varie realtà erbesi che erano in grado di contribuire alla realizzazione del progetto e a questo punto si manifestarono opinioni molto diverse: accanto a chi lo riteneva cosa buona e giusta, c’era anche chi manifestava un profondo scetticismo: che riscontro poteva avere l’istituzione di un’ università in una cittadina come Erba, in cui è così difficile coinvolgere la gente in progetti e proposte nuove?

C’era poi un problema concretissimo: è vero, in Casa Prina c’era un grande salone che poteva ospitare le lezioni, ma, come già detto, era desolatamente vuoto, non c’era una sedia, né un tavolo, né un impianto di microfoni, nulla di nulla …. Ci si sentiva l’eco, come si suol dire…