Iride ci mancherà…

Tutti i soci UTE ricordano con affetto Iride, indimenticata protagonista delle rappresentazioni teatrali degli INOX, Ecco le parole di Cesare, regista della compagnia.

È difficile dimenticare il primo incontro con Iride (2009) perché si è presentata alle prove chiedendo con molta semplicità se poteva far parte della compagnia. La voce era molto esile ma piena di espressione. Lesse con molta attenzione e partecipazione il copione della scenetta che stavamo provando. Le parti erano già assegnate e ne mancava una: lei accetto di fare la parte della muta.La scenetta rappresentata in sala Isacchi ebbe un grande successo. La “muta” rubò gli applausi a scena aperta per la sua interpretazione plastica e convincente.Il personaggio che la caratterizzò fu la Marchesa Bastianelli nella commedia “L’anima travasada”; da quel momento nella compagnia venne chiamata la signora Marchesa.Fu sempre stimolante e collaborativa con tutti. Nei periodi di malattia e di ricovero chiedeva sempre che cosa stessimo mettendo in scena, voleva leggere i copioni e sapere come erano state distribuite le parti.  La voglia di tornare le serviva come medicina per accelerare la guarigione.Con sofferenza dichiarò che non avrebbe recitato più perché si sentiva stanca fisicamente.Tutti quanti l’ammiravano e gli erano amici con sincero affetto. È un personaggio indimenticabile per il gruppo, come lo sono Marinetta, Piera, Gilda. A lei va il nostro grazie per quanto ha dato con l’esempio e la dedizione.

Cesare

Lucia risponde

Carissima amica Mariuccia,

a te e a tutto il CD il mio grazie per la vicinanza, la stima, e la simpatia di ogni contatto – di presenza e virtuale-.

Credo di essere io a dovervi ringraziare sia per la fiducia sempre accordatami, sia per le opportunità molteplici – e di grande valore sempre – di collaborare con voi, di seminare speranza e buone prassi di vita …

E in questo particolare e difficile momento sono proprio grata anche di leggere questa mail, cara Mariuccia, perchè percepire la vostra forza, l’entusiasmo e la resilienza con cui vi riunite per pensare, confrontarvi e progettare il futuro della nostra UTE, riempie i cuori di speranza, di buone intenzioni e rimarca la volontà di andare oltre, di guardare in alto, di ambire a nuovi obiettivi culturali, sociali e di relazione tra noi!

GRAZIE

Buon cammino a tutti in attesa che i nostri passi si affianchino ancora per un ulteriore tragitto da percorrere insieme!

Lucia Todaro

Una preghiera (don Ivano)

Signore, sono le tre di un venerdì pomeriggio,
proprio quando ricordiamo la tua morte in croce.
E nel ricordo di te, lasciato solo sulla croce negli spasimi della morte,mi viene da pregare in questa ora veramente amaraconservando una grande fede, anche se messa a dura prova.
Mi rivolgo a te e mi unisco a te nel grido doloroso e tanto umano,
che, detto tante volte nel salmo, 
ha un sapore nuovo e più vero, nei momenti tragic:
perché, o Dio, tu che sei mio, tu che considero sempre mio, 
mi hai ora abbandonato?
Non mi aspetto una risposta chiarificatrice,
non cerco una spiegazione confortatrice;cerco solo, con te e come te, una presenza che mi sembra non sentire più.
So che non è vero; so che lui, il Padre, c’è, e mi sente; so che mi vuol bene.
E tuttavia, ora, mi sento più che mai solo, isolato, abbandonato, derelitto.
E più di me lo sono quelli che faticano a respirare, come tu sulla croce,
nuovi “poveri cristi” adagiati su un letto che ha la durezza di una croce:
guardali, Signore; guardali con occhi pietos:
neppure si lamentano, ma sono soli!
Se, intubati, non possono dire niente,
non possono alzare neppure un grido di lamento: e ne avrebbero motivo!
Io mi faccio voce di loro per dirti quello che tu dici al Padre: 
Perché ci hai abbandonati? Perché non fai vedere la tua mano in soccorso?
Perché questo male ci separa, ci obbliga a non essere più gli uni con gli altri,
ci riduce alla solitudine più amara?
Se questo male insidioso prende molti di noi,
e in poco tempo fa mancare loro l’aria da respirare,
al punto che neppure si possono raccomandare ai propri cari, ai dottori, a te,
tu, Signore, abbandonato e solo, non abbandonarli, non lasciarli soli:
fa’ sentire la tua carezza, fa’ avvertire la tua mano,
fa’ provare la tua vicinanza da buon Samaritano, come solo tu sai fare,
toccando i malati, risollevandoli, se sono piegati e allettati.
Fallo in vece nostra, fallo per noi, ma soprattutto per loro,
che in questo momento neppure possono chiedere aiuto.
Sentili con te nell’ora della tua morte, mentre si aggrappano alla poca aria,
nella ricerca di una vita che tu hai dato loro,
che hai promesso abbondante e piena,
e, se partono da questo mondo
come nuovi “ladroni buoni” insieme con te su questa croce,
accoglili nel tuo Regno, falli sentire in casa loro dentro la tua 
casa,
visto che ora non vedono più accanto a sé i loro cari,
mentre tu, ai piedi della croce,
avevi tua madre e il discepolo che tu amavi e che ti amava.
A te si affidano; a te noi ci affidiamo,
pensandoti sulla croce come lo sono tanti di noi,
pensandoti in affanno nel respiro come lo sono i contagiati dal virus,
pensandoti all’estremo in totale solitudine,
come lo sono i nostri morti di queste ore.
Poi tua Madre ti prende fra le braccia;
poi tua Madre si china su di te, vera icona di pietà;
poi tua Madre ti accompagna nel sepolcro, depositandoti come seme di vita.
A lei, visto che a noi è negato il pietoso gesto d’affetto, ci affidiamo,
perché lei raccolga quanti sono morti e continuano a morire;
lei li accompagni alla presenza del Padre;
lei, da madre veramente pietosa, interceda per loro e per noi
quell’abbraccio che ci fa sentire ancora figli e fratelli.
Verrà, presto, l’ora della risurrezione:
l’attendiamo, la desideriamo, ne abbiamo certezza!
Nel frattempo ci rimettiamo a te, sapendoti dalla nostra parte!
Grazie, Signore, per la tua comprensione e la tua vicinanza!