La dolce mamma con il suo tenero bimbo: Le Madonne di Raffaello. (Don Ivano)

MADONNA DI FOLIGNO (1511-1512 – Pinacoteca Vaticana)

PER LA MADONNA DEL PARCO 2020

INTRODUZIONE

La nostra immagine di Maria, quella che abbiamo cara perché ci è stata lasciata in consegna da chi ci ha preceduto qui, ci rivela una bella fisionomia di donna, che vuol mostrare e mettere in mano a noi il suo capolavoro. È una giovane mamma che non tiene per sé il suo bimbo, ma lo vuol proporre all’abbraccio nostro, cosicché, prendendolo nella sua tenerezza, abbiamo in mano anche noi colui che il Padre ha mandato come immagine del suo amore e che la Madre ci affida come frutto del suo grembo. Spesso Maria è ritratta nella sua fisionomia femminile piena di grazia, e quindi di una affascinante bellezza, ma anche di quella riservatezza che la fa essere tutta rivolta a Dio: noi abbiamo così l’Immacolata, quando dobbiamo considerare che, ricolma della grazia divina, in lei non appare ombra di peccato; ma abbiamo anche la Donna gloriosa, che salendo a Dio e lasciandosi assorbire dal mondo celeste, risulta sempre più nella luce dell’empireo. Poi si aggiungono altre immagini che colgono un aspetto della sua presenza e della sua azione in favore del popolo cristiano. Fra tutte sono più frequenti le immagini che la mostrano con Gesù an-cora Bambino, fornendo così ciò che maggiormente la qualifica e cioè la sua maternità, quella che noi riconosciamo in modo particolare quando il bambino ha bisogno dell’assistenza della mamma; essa, in genere, tiene in braccio o tiene per mano il suo piccolo, o lo sorveglia con lo sguardo attento e premuroso. Come ogni donna che vive la maternità, anche lei rimane per sempre la madre di Cristo e, per la nostra conformazione a Lui, è pure madre nostra. E così la si può vedere anche in altri momenti della vita di Gesù, come la vediamo spesso affacciarsi a questo mondo, che ella visita spesso con le sue apparizioni. Ma come in queste noi possiamo riconoscerla nel suo privilegiare i piccoli, che sceglie come i suoi interlocutori, non unici, ma certamente più frequenti, così noi la immaginiamo “mamma di Gesù”, soprattutto quando ce l’ha vicino a sé nei momenti della sua infanzia, anche senza pensarla nei giorni iniziali della sua esistenza terrena dentro il rifugio di fortuna trovato a Betlemme. Con questa sua fisionomia al popolo cristiano piace vederla, perché proprio così la sente come sua madre. Probabilmente per questo motivo i grandi artisti hanno frequentemente “dipinto” in tal modo la Madonna, certamente perché così la richiedevano i committenti, ma anche perché così piaceva a loro vederla e farla vedere, allo scopo di suscitare nei fedeli che la ammirano i sentimenti dei figli devoti che a lei ricorrono con la preghiera e l’affetto. Così la vediamo anche noi e così noi pure la vogliamo riconoscere presente nel nostro piccolo mondo.

LE MADONNE COL BAMBINO DI RAFFAELLO SANZIO

Ricorrendo il V centenario della morte di RAFFAELLO (6 aprile 1520), è bello ripercorrere il lavoro svolto da questo giovane artista, che nella sua breve carriera ha lasciato molte opere, affascinando tutti con le sue immagini. Naturalmente non mancano le opere a soggetto religioso, tenuto conto dell’ambiente che lui ha frequentato, quando è stata scoperta la sua arte. Soprattutto lascia meravigliati che egli abbia coltivato in modo particolare il soggetto della Madonna col Bambino, di cui si conoscono ben 45 esemplari, ciascuno diverso dall’altro. È un tema che certamente ha privilegiato in presenza di una richiesta da parte dei committenti; ma non è improbabile che lui pure sia affascinato dal soggetto, che lo porta a comporre figure mirabili, delicate, raffinate, davanti alle quali non solo si rimane incantati per la bellezza estetica, ma si può anche risvegliare quel sentimento religioso che porta a meditare e a pregare. Qui, più che uno studio artistico, è da privilegiare una lettura spirituale, che invogli ad animare la devozione verso la Madonna, icona della maternità divina ed umana. Chi si mette davanti a queste immagini di Raffaello – come ad altre del medesimo soggetto, come alla nostra immagine di Maria, che abbiamo familiare, vedendola così nel nostro presentarci a lei – deve sentir sorgere nell’animo il desiderio di elevarsi a lei, per riscoprire la sua maternità, per avvertirla e coltivarla, per mettersi in comunicazione filiale. Con questo percorso davanti ad alcune immagini del grande pittore urbinate possiamo essere facilitati nel nostro elevare il pensiero, l’affetto e, soprattutto, la preghiera a colei che sentiamo sempre come la nostra Madre, e la vediamo offrirci il Figlio. Proviamo allora a metterci davanti alla figura, bella e dolce, di Maria, che ci indica Gesù, ancora piccolo, a volte in braccio e a volte già sulle sue gambe per i primi passi. Pensiamo nel contempo alla nostra immagine di Maria, che ci vuol mettere tra le mani il suo e nostro Gesù. Cerchiamo di considerarla meglio, soffermandoci con più attenzione anche ai dettagli, da cui possiamo trarre le riflessioni e le preghiere che dicono il nostro attaccamento a lei. Potranno aiutarci in questo lavoro le ancor più belle immagini che ci ha lasciato RAFFAELLO: ognuna di esse ci può far trasparire un aspetto della divina maternità di Maria che noi vogliamo esaltare e richiamare come l’essenziale nella sua persona, nella sua vita, nella sua missione presso di noi, suoi figli.

NOTE INTRODUTTIVE SU RAFFAELLO

È opportuno premettere qualche breve nota biografica con particolare riferimento al suo lavoro circa i dipinti che hanno come soggetto la Vergine con il suo Bambino.

RAFFAELLO è nato ad Urbino il 6 aprile 1483 e si è formato alla scuola del padre, Giovanni Santi, lasciando nella casa paterna il suo primo lavoro che già rivela la genialità dell’artista. Dopo la morte del padre, diventa allievo di Perugino e lo si trova nelle città umbre, tra cui Città di Castello e Perugia, nelle quali dissemina le opere che già lo rendono famoso. Con questa fama approda a Firenze ed entra nel cenacolo di artisti, al tempo della repubblica, dopo la cacciata dei Medici e l’esperienza del Savonarola. Pure in questo periodo egli si rivela come ritrattista ed è cercato da varie famiglie, anche e soprattutto per soggetti religiosi che vedono primeggiare la Vergine con il Bambino. La fama, che lo rende ricercato un po’ ovunque, raggiunge anche Roma, dove papa Giulio II è alla ricerca di nomi famosi per l’abbellimento dei suoi palazzi e per i tanti progetti che lui ha nel rinnovare la città eterna. Qui vi rimane e lavora per le Stanze di Giulio II e per gli arazzi della Cappella Sistina, commissionati da Leone X, come pure per tante altre opere locali, anche nell’ambito dell’architettura.

Morì il 6 aprile 1520: era il venerdì santo. Aveva 37 anni. Secondo Vasari la morte sopraggiunse dopo quindici giorni di malattia, iniziatasi con una febbre “continua e acuta”, causata secondo il biografo da “eccessi amorosi”, e inutilmente curata con ripetuti salassi Nella camera ove egli morì era stata appesa, alcuni giorni prima della morte, la Trasfigurazione, la sua ultima opera, e la visione di quel capolavoro generò ancora più sconforto per la sua perdita. Scrisse Vasari a tal proposito: «La quale opera, nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l’anima di dolore a ognuno che quivi guardava». La sua scomparsa fu salutata dal commosso cordoglio dell’intera corte pontificia. Il suo corpo fu sepolto nel Pantheon, come egli stesso aveva richiesto. 

Questi angioletti, un po’ birichini nella loro posa, compaiono nella celebre “Madonna Sistina”, e sembrano accennare con il loro sguardo al cielo, con particolare riferimento alla santa che viene raffigurata sopra, e cioè S. Barbara, considerata colei che introduce alla morte e invocata nelle ore estreme della vita. Possono diventare qui il richiamo al fatto che l’arte di Raffaello, davvero “divina”, eleva lo spirito alla ricerca di  colui che tutti chiama a sé.

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